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Studio sull'Italia - Elettriche e ibride plug-in, piccoli numeri: "Ma nel 2020 cambieranno"

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Studio sull'Italia - Elettriche e ibride plug-in, piccoli numeri: "Ma nel 2020 cambieranno"


[da: Quattroruote - 2014-03-21]
Una quota di mercato italiano oggi sostanzialmente impercettibile, nell'ordine dello "zero virgola zero e qualcosa", ma allo stesso tempo un potenziale inespresso che potrebbe far schizzare i numeri verso l'alto, spingendo le auto elettriche e ibride plug-in da nicchia a settore da varie decine di migliaia di unità, forse anche centomila. È il dato emerso al convegno "Mobilità elettrica, scenari e impatti sul sistema metropolitano" tenutosi stamattina a Milano.



La situazione. Il quadro delle emissioni zero nel Belpaese è stato delineato da Giuseppe Mauri di Rse (Ricerca sul sistema energetico), spa controllata da Gse che sull'argomento ha già pubblicato la monografia "E Muoviti! Mobilità elettrica a sistema". Secondo Mauri, le elettriche vendute in Italia dal 2009 a febbraio 2014 sono state solo 1.965: 62 nel 2009, 114 nel 2010, 302 nel 2011, 520 nel 2012 e 870 nel 2013, cui vanno aggiunte altre 97 auto tra gennaio e febbraio di quest'anno. Rispetto alle vendite dei motori a combustione, le percentuali sono quasi irrilevanti: 0,0037 per cento nel 2012, 0,066 nel 2013, 0,040 nei primi mesi del 2014. Cifre modestissime, soprattutto se paragonate agli States (dove le emissioni zero raddoppiano ogni anno), ma anche alla Francia e alla Norvegia, che "spingono" queste auto con incentivi e vantaggi.



Il futuro. Per elettriche e ibride plug-in, però, c'è un futuro anche in Italia. Con ogni probabilità non quello ipotizzato nel 2009 dalla stessa Rse, che prevedeva un milione di elettriche e ibride plug-in entro il 2020 e 10 nel 2030 (con 2 milioni di elettriche e 8 ibride plug-in); ma comunque, come sottolinea lo stesso Mauri a Quattroruote, finora il trend è sempre stato positivo e c'è da attendersi un'ulteriore crescita. "Ad esclusione del 2013, elettriche e ibride plug-in sono raddoppiate anno dopo anno", spiega l'esperto. Di questo passo, nel 2020 le emissioni zero o quasi potrebbero superare quota centomila.



La soluzione per la ricarica. Resta tuttavia il tema dell'approvvigionamento elettrico, soprattutto in relazione all'autonomia ancora ridotta e ai tempi per il "rifornimento" delle batterie. Innanzitutto, per Mauri anche nello scenario dei 10 milioni di veicoli green, l'energia richiesta alla rete nazionale "sarebbe di circa 18 terawatt, un quantitativo raggiungibile senza altre centrali: anzi, la domanda potrebbe aiutare il sistema". Per quanto riguarda le colonnine, invece, per Rse la soluzione potrebbe essere quella di attrezzare con punti di ricarica veloce "almeno il 10 per cento delle stazioni di servizio: in Italia sono 9 mila - di cui 490 in autostrada - affiancate da 21 mila distributori. È qui che si concentra la vera domanda e inoltre tutte le stazioni si trovano a meno di 300 metri dalle linee di media tensione". Quanto alla fattibilità, per installare 3 mila punti di ricarica veloce servirebbero circa 100 milioni di euro, che diventerebbero 15 per la Lombardia e 5 per la provincia di Milano.



I limiti ambientali.Tuttavia, le emissioni zero non sono sempre rose e fiori. Confrontando sul piano ambientale le elettriche pure con plug-in, ibride e motori a benzina, infatti, i risultati dei testi di Rse "non sono univoci: le elettriche si comportano meglio sul fronte degli ossidanti fotochimici, l'acidificazione dell'aria e la riduzione dell'ozono stratosferico, ma risultano peggiori in termini di tossicità umana ed eutrofizzazione delle acque a causa dei processi produttivi delle batterie, in particolare nei Paesi asiatici". Problema noto, specialmente in Cina. Inoltre, da sole le elettriche non possono essere la cura per tutto: anche nello scenario del 10 milioni di nuovi veicoli elettrici al posto di altrettanti a combustione, il miglioramento della qualità dell'aria su un tratto come la tangenziale est di Milano viaggerebbe solamente "tra l'1 e il 6 per cento". La ragione? "Il traffico pesante, che rappresenta una grossa componente delle emissioni". Tradotto: se anche tra le merci non ci saranno novità eco, i benefici dell'auto elettrica rischiano di restare al palo.



Davide Comunello

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